NOAM CHOMSKY – IL PRINCIPIO DELLA RANA BOLLITA

di Daniela Giuffrida

Noam Chomsky – “il più importante intellettuale vivente” lo ha definito il New York Times – è considerato uno dei massimi linguisti contemporanei. Nato a Filadelfia nel 1928, Chomsky è anche filosofo, storico e teorico della comunicazione e insegna linguistica al Massachusetts Institute of Technology, è considerato il fondatore della grammatica generativo-trasformazionale.

Il nucleo teorico centrale della grammatica chomskiana, stabilisce che ogni frase ha due strutture sintattiche diverse: la struttura profonda, che riceve un’interpretazione semantica ed è portatrice del significato e la struttura superficiale che viene dotata di una realizzazione fonetica. La struttura profonda e la struttura superficiale sono collegate da operazioni matematiche particolari: le trasformazioni, realizzate da ciascun individuo, in maniera diversa, in tempi diversi. 

Per saperne di più, rimandiamo alla cospicua produzione letteraria dello stesso Chomsky.

Autore di numerosi saggi politici, il filosofo statunitense non è un semplice docente del M.I.T. di Boston o un attempato, impavido anarchico attivista, egli è un acuto conoscitore delle dinamiche del potere e da più di 50 anni è impegnato nello studio dei “sistemi di potere” e nella denuncia dei crimini perpetrati dai “padroni dell’umanità”, crimini esasperati da una sorta di follia che sta accompagnando l’umanità verso una inesorabile autodistruzione. Niente “resa” nel suo messaggio politico e culturale, ma lotta autentica perché ognuno di noi può fare qualcosa per cambiare il destino di tutti.

Utilizzato da Chomsky, “Il principio della rana bollita” fa riferimento alle Società e ai Popoli che, piuttosto che reagire, vinti da una profonda apatia, subiscono soprusi di ogni tipo ponendo così le basi per la propria definitiva distruzione.

Il principio della rana bollita

Immaginate in un pentolone pieno d’acqua fredda, nel quale nuota tranquillamente una rana.
Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano.
Presto l’acqua diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole.
La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda, un po’ più di quanto la rana non apprezzi.
La rana si scalda un po’ tuttavia non si spaventa.
Adesso l’acqua è davvero troppo calda e la rana la trova molto sgradevole.
Ma si è indebolita, e non ha la forza di reagire.
La rana non ha la forza di reagire, dunque sopporta. Sopporta e non fa nulla per salvarsi.
La temperatura sale ancora e la rana, semplicemente, finisce morta bollita.
Ma se l’acqua fosse stata già bollente, la rana non ci si sarebbe mai immersa, avrebbe dato un forte colpo di zampa per salvarsi.

 

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daniela giuffrida

Autrice - International Member – US PRESS ASSOCIATION Scrittrice e Blogger freelance. Collabora con alcune testate on-line nazionali e siciliane. Attivista No Muos. Di cuore siciliano, pasionaria delle lotte sociali, instancabile documentarista degli accadimenti della propria terra e non solo.

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